1988-2019: Enzo #Ferrari e la forza dei sogni.

Il 14 agosto 1988 Enzo Ferrari se ne andava praticamente di nascosto, protetto dall’affetto dei suoi cari. Solo il giorno dopo si venne a sapere che uno dei più grandi italiani di sempre non c’era più.

Neppure lui avrebbe potuto prevedere che trentun anni dopo la sua morte la sua creatura avrebbe avuto in Borsa una capitalizzazione di 27.668 milioni di euro, abbondantemente superiore a Fca Fiat che alla fine degli anni Sessanta era intervenuta per finanziarla ed aiutarla a vivere.

Non aveva creato solo una fabbrica di automobili, aveva creato un mito italiano, un orgoglio del nostro Paese nonostante i risultati sportivi manchino da più di 10 anni e dalla Formula 1 non arrivino le soddisfazioni che lo facevano felice e fiero di quanto aveva inventato mescolando e agitando uomini e idee.

L’anno scorso, alla scadenza del trentesimo anniversario, i giornali erano pieni di ricordi, di parole. Oggi ci sono soltanto un paio di necrologi, quello del management e quello del figlio Piero. Nulla di più. Il sito ufficiale della Casa Ferrari.com gli ha dedicato l’apertura con una foto e una frase simbolica: “Sono stato uno che ha sognato di essere Enzo Ferrari”.

La forza dei sogni. Ecco che cos’altro ci ha insegnato Ferrari. Ci ha insegnato che i sogni possono essere realizzati. Anche quelli impossibili come sembrava essere il suo. E li ha realizzati a quasi 50 anni, un’età che oggi e nulla, ma che alla sua epoca era già un’età decisamente avanzata. Eppure lui dopo aver fatto il pilota, aver fatto correre le auto degli altri, ha dedicato la sua vita a inseguire il sogno di costruire un’auto tutta sua e di portarla a correre e vincere in tutto il mondo.

Trentun’anni dopo la sua morte, la sua creatura è ancora qui, più forte di prima sui mercati mondiali, attesa a nuove e difficili sfide tecnologiche (la vettura elettrica, il Fuv) con la consapevolezza di essere qualcosa di unico.

Grazie Enzo. Grazie Ferrari.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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