Il dopo Marchionne: che cosa cambia

Marchionne
Sergio Marchionne ha 66 anni, era nel cda Fiat dal 2003

L’era Marchionne è ufficialmente finita. Le sue condizioni di salute non permettono di ipotizzare un suo ritorno al lavoro e Fca è dovuta correre ai ripari. Dopo il cda convocato d’urgenza la casa torinese “comunica con profonda tristezza che in settimana sono sopraggiunte complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria del Dr. Marchionne, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore”.

Sono notizie brutte quelle che arrivano da Torino. Brutte soprattutto per l’uomo. Perché dentro quel maglioncino blu non c’era soltanto un grande manager, un genio della finanza e dei conti, ma c’è soprattutto un uomo. Ed a lui che adesso vanno i miei pensieri. Quando in un comunicato societario si scrive che “il dottor Marchionne non potrà riprendere la sua attività lavorativa”, c’è poco da aggiungere.

Il comunicato ufficiale arriva in serata ed è stato un comunicato difficile da scrivere perchè non può essere un arido bollettino finanziario, ma deve contenere una certa dose di umanità per accompagnare queste ore terribili e forse tragiche di Marchionne.

“Per tanti Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile – ha scritto in una nota John Elkann, parlando delle critiche condizioni di salute dell’a.d. uscente – Sono addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia. Il mio primo pensiero va a Sergio e alla sua famiglia”.

Il nuovo numero 1 di Fca è Mike Manley, manager inglese, protagonista del miracolo Jeep. Uno dei preferiti da Marchionne. Ha superato la concorrenza interna di Alfredo Altavilla, il responsabile dei mercati Emea che fino a poco tempo fa sembrava favorito. E’ un tipo tosto che sa di auto più che di finanza. Ed è forse quello che serve adesso.

In Ferrari, come previsto la presidenza va a John Elkann e Louis Camilleri diventa a.d. Leggi qui chi è

Sergio Marchionne aveva riportato il gruppo Fca a giocare in Champions League dopo che per anni aveva rischiato la retrocessione. Lo aveva raccontato John Elkann il primo giugno, il giorno del Capital Day in cui furono svelati i piani del futuro di Alfa Romeo, Fiat, Maserati e soprattutto Jeep, il marchio dalle uova d’oro.

Adesso la prospettiva cambia drasticamente. L’uscita improvvisa di Marchionne apre nuovi scenari per un gruppo che comunque è in piena trasformazione per rifarsi un’immagine elettrica o almeno ibrida. Dovevano essere i tempi della serenità. Saranno tempi di lavoro durissimo.

Per la Ferrari si è scelto di lasciare la presidenza a un uomo di famiglia: John Elkann. Anzi di portarla a casa per la prima volta visto che dopo Ferrari c’erano stati uomini di Torino, ma non direttamente di famiglia: Fusaro, Montezemolo e Marchionne che era diventato presidente e ad il 13 ottobre 2014, alla vigilia dell’ingresso in Borsa.

Dal punto di vista sportivo non dovrebbero esserci ripercussioni. Arrivabene è un uomo di fiducia di Camilleri e i risultati dicono che la sua gestione sta funzionando. Basta dargli le finanze per proseguire nella strada intrapresa. In questo mesi bisognerà lavorare molto di squadra, senza personalismi.

Ecco il testo completo firmato John Elkann:

Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia.

Il mio primo pensiero va a Sergio e alla sua famiglia.

Quello che mi ha colpito di Sergio fin dall’inizio, quando ci incontrammo per parlare della possibilità che venisse a lavorare per il Gruppo, più ancora delle sue capacità manageriali e di una intelligenza fuori dal comune, furono le sue qualità umane, la sua generosità e il suo modo di capire le persone.

Negli ultimi 14 anni, abbiamo vissuto insieme successi e difficoltà, crisi interne ed esterne, ma anche momenti unici e irripetibili, sia dal punto di vista personale che professionale.

Per tanti Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile.

Per me è stato una persona con cui confrontarsi e di cui fidarsi, un mentore e soprattutto un amico.

Ci ha insegnato a pensare diversamente e ad avere il coraggio di cambiare, spesso anche in modo non convenzionale, agendo sempre con senso di responsabilità per le aziende e per le persone che ci lavorano.

Ci ha insegnato che l’unica domanda che vale davvero la pena farsi, alla fine di ogni giornata, è se siamo stati in grado di cambiare qualcosa in meglio, se siamo stati capaci di fare una differenza.

E Sergio ha sempre fatto la differenza, dovunque si sia trovato a lavorare e nella vita di così tante persone.

Oggi, quella differenza continua a farla la cultura che ha introdotto in tutte le aziende che ha gestito e ne è diventata parte integrante.

Le transizioni che abbiamo appena annunciato, anche se dal punto di vista personale non saranno prive di dolore, ci permettono di garantire alle nostre aziende la massima continuità possibile e preservarne la cultura.

Per me è stato un privilegio poter avere Sergio al mio fianco per tutti questi anni.

Chiedo a tutti di comprendere l’attuale situazione, rispettando la privacy di Sergio e delle persone che gli sono più vicine.

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2 pensieri riguardo “Il dopo Marchionne: che cosa cambia

  1. Una triste notizia. Soprattutto inaspettata vista comunque la sua età e l’energia e passione che ha sempre dimostrato per il suo lavoro. Questo post solo per ricordare quanto questi eventi ci facciano anche riflettere. Doveroso il ringraziamento per quanto svolto in azienda, ora il pensiero più importante è per Sergio, la sua lotta di queste ore e i suoi cari.

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