Binotto un uomo solo al comando della #Ferrari. L’importante è che non sia troppo solo

Il giorno dopo l’annuncio del ribaltone in casa Ferrari si comincia a delineare l’organizzazione del team per la prossima stagione, mentre per Maurizio Arrivabene potrebbe aprirsi un futuro alla Juventus di cui fa già parte del cda.

Un uomo solo al comando. Con la promozione di Mattia Binotto a Team Principal della Scuderia, la Ferrari torna all’antico affidando tutte le responsabilità a un uomo solo che al tempo stesso dovrà essere Team Principal e Direttore tecnico. L’ultima riga del comunicato stampa Ferrari è chiara: “A Mattia continueranno a rispondere tutte le funzioni tecniche“. Non ci sarà un direttore tecnico, mentre resteranno le deleghe a Enrico Cardile (telaio e aerodinamica) e Corrado Iotti (Motori). Con ogni probabilità il francese Laurent Mekies, appena ingaggiato dalla Fia dove lavora con Charlie Whiting, avrà un ruolo di direttore sportivo.

Binotto che è entrato in Ferrari nel 1995 subito dopo la laurea ottenuta a Losanna e il Master a Modena, conosce ogni angolo della Scuderia. È uomo che sa dove mettere le mani perché il reparto corse per lui non ha segreti. È un uomo d’ordine, un grande organizzatore, un duro che sa essere duro, ma all’occorrenza anche gentile. Non è un amante dei riflettori, ma quando ne ha avuto l’occasione ha dimostrato di non essere banale. Per coprire il doppio ruolo in Ferrari dovrà moltiplicare le ore delle sue giornate, ma soprattutto saper scegliere le persone di cui fidarsi. Cardile e Iotti sono uomini di sua fiducia.

Ricordo quando cambiò il regolamento dei motori che mi portò in visita a Maranello spiegandomi con efficacia il funzionamento delle nuove power unit. Chiaro e semplice, pur dovendo illustrare cose complicatissime.

L’importante è che non venga lasciato solo, adesso che è stato caricato di tutte queste responsabilità. A costo di ripetermi ribadisco il concetto: serve una linea di comando forte. L’intervento di John Elkann ha fatto capire che il presidente non è lì solo a guardare. Ed è stato positivo perché non intervenire prima del via sarebbe stato un guaio considerando l’atmosfera che si era ormai creata. Ma e autoritario, Binotto avrà bisogno di un sostegno costante. Non perché non sia autorevole, ma perché in Ferrari i risultati sono sempre arrivati quando la linea di comando era molto forte.

Scrivo così non perché Binotto abbia bisogno di un tutor, ha qualità, esperienza e strumenti per poter fare da solo. Ma ci sono battaglie che non potrà condurre da solo e la voce del padrone dovrà farsi sentire… In ballo ci sono i regolamenti per il futuro della Formula 1 e la Ferrari dovrà farsi rispettare.

Il difetto più grande di Mattia è anche un vantaggio: è interista quindi sa che cosa significhi soffrire…

Un pensiero finale lo rivolgo ad Arrivabene che è stato congedato con l’onore delle armi e un comunicato molto riconoscente. Ho trovato davvero strani alcuni commenti apparsi su Motorsport.com (Qui la traduzione su F1Passion). Spropositati. Perché Arrivabene ha fatto degli errori, ma se la Ferrari è tornata ad essere vincente lo deve anche a lui… Ma forse agli inglesi era antipatico proporrò per questo.

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8 pensieri riguardo “Binotto un uomo solo al comando della #Ferrari. L’importante è che non sia troppo solo

  1. Arrivabene è completamente cambiato, da quando non c’è stato più Marchionne, l’ho sempre difeso ma a Suzuka io l’avrei mandato via, ho avuto la sensazione che la nomina di camilleri, gli abbia fatto pensare di essere diventato, il capo indiscusso regolare conti in sospeso. Ma come ha scritto lei, non si può dimenticare, quanto fatto in precedenza facendo ritrovare a tutti quanti noi, l’orgoglio di essere ferraristi. Su Elkann mantengo le mie perplessità, avrei preferito Andrea Agnelli e lo dico da interista.

    1. È vero l’atteggiamento di Arrivabene è cambiato molto senza Marchionne. E devo confessare che una risposta che mi diede in quei giorni mi lascio’ molto perplesso… ha fatto degli errori ma anche tante cose giuste… su elkann va riconosciuto che questa mossa contraria anche al volere del nuovo ad mi ha sorpreso positivamente. Tiene molto alla Ferrari.

      1. E’ brutto dirlo, ma ho la sensazione che la nomina di camilleri l’abbia fatto sentire intoccabile, pensando di avere il potere di regolare i conti interni. Spero solo che quando detto la bild, non sia vero. Su Elkann spero vada a Maranello spesso, la ferrari prima che un business, è un sentimento e noi ferraristi, vogliamo tornare a vincere.

  2. Elkann non sta facendo nessuna scelta di testa sua sta facendo le cose che avrebbe fatto marchionne se fosse stato in vita… La fiat l’ aveva salvata marchionne, mi spiace dirlo na fino ad adesso elkann non ha combinato niente di testa sua… Concordo anch’ io avrei preferito andrea agnelli come presidente della ferrari e io non sono interista, ne’ juventino ma milanista

  3. Sono contento che siamo giunti ad un epilogo, mi sono sempre augurato una soluzione ben prima dell’inizio della stagione. Binotto di sicuro è autorevole e rispettato. In generale ho apprezzato il ciclo di Arrivabene, anche se ricordo che alla sua nomina, di fronte alle perplessità sul suo background di marketing, si rispondeva che serviva principalmente un uomo di relazione con la FIA per come rinnovare la F1 (ricordate anche le dichiarazioni di Red Bull e le minacce di lasciare?). Ora in qualche modo siamo ancora qui a parlare di regolamenti e rinnovamento… mi sembra un eterno “ritorno al futuro”! Sig. Zapelloni spesso i problemi sollevati (contenimento costi, sicurezza, spettacolo, gomme, test) richiedono soluzioni in antitesi e sappiamo quanto Mercedes sia stata brava in passato a collaborare e influenzare la FIA. Secondo lei potendo scegliere solo un argomento, quale dovrebbe essere la priorità regolamentare su cui Binotto dovrebbe spendersi? Grazie

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