A Imola con la #Dallara stradale: l’emozione ti prende subito

Se la stradale di Dallara è bella da fuori, beh posso garantirvi che da dento è ancora meglio. Nei giorni dei Minardi Days a Imola ho avuto l’occasione di fare un paio di hot laps in pista con Andrea Levy che non è solo la geniale anima del Salone del Parco Valentino, ma è anche un collezionista esigente e un ottimo pilota.

La Dallara Stradale vissuta dal sedile del passeggero con tanto di casco integrale e cinture di sicurezza ben strette è una vera goduria. Sui saliscendi di Imola puoi apprezzare l’incredibile tenuta di strada del gioiello made by Dallara a Varano de Melegari. Una Barchetta che ti lascia a bocca aperta per le prestazioni e la bellezza della sua linea.

Gianpaolo Dallara, l’ingegnere che dopo un passato alla Ferrari e alla Lamborghini, si è messo a fare tutto da solo con risultati a dir poco stupefacenti nel mondo delle corse, si è voluto fare un regalo affidando a venti ingegneri e a cinque meccanici l’idea di realizzare una vettura per riscoprire il puro piacere della guida in strada o in pista. Obbiettivo raggiunto, almeno a viverla dal posto del passeggero.

“Mi piace pensare che Colin Chapman, che ho incominciato ad ammirare fin dai tempi della sua Lotus Seven, approverebbe l’essenzialità e la semplicità di questa vettura” dice l’Ing. Giampaolo Dallara “In questo progetto c’è tutto ciò che abbiamo imparato dalle corse e dalle collaborazioni con i nostri clienti, e sono convinto che chi utilizzerà questa vettura potrà provare il gusto del viaggio per il viaggio, la voglia di salire in macchina per fare un bel giro, il piacere della guida.”

Meno di 900 kg, più di 400 cavalli sprigionati dal 4 cilindri 2.3 litri sovralimentato prodotto da Ford e rivisto da Dallara. Quella di Andrea ha il telaio numero 3 ed è in pratica la prima ad essere uscita da Varano visto che la prima è dell’Ingegnere Giampaolo Dallara, mentre la seconda è dell’amministratore delegato Andrea Pontremoli. L’ha ritirata il 16 novembre 2017, giorno del compleanno dell’ingegnere Dallara, e finora l’ha guidata prevalentemente in pista per più di 13 mila chilometri.

Il bello è che dopo ogni giro scende con lo stesso sorriso che ha un bambino la mattina di Natale. Si diverte come un matto. È molto simile a un go-kart, per un gentleman driver come me è facile arrivare al massimo delle prestazioni. È più intuitiva rispetto ad una normale “supercar” perché è più leggera: quindi meno massa dà più controllo. Si può “staccare” veramente tardi rispetto alle vetture normali. È davvero divertente e non ti stanchi a guidarla in pista anche per 3/400 chilometri“.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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