#Alonso il dakariano, tra bivacchi, #F1, #Hamilton e #Leclerc

Un Alonso a cuore aperto quello che si è raccontato a Paolo Ianieri, dakariano di lungo corso della Gazzetta. Ne viene fuori un Fernando ancora pieno di curiosità, di voglia, di velocità. Con qualche piccola bugia (“quest’anno non mi sono offerto a nessuno in F1”) e qualche invidia (leggete che cosa di Schumi, Hamilton e Leclerc). Ma quello che sta facendo alla Dakar conferma il suo talento infinito. Riesce ad essere veloce su ogni terreno, con ogni vettura. Ah se solo il carattere….

«A me il bivacco ricorda un po’ l’epoca dei kart, nessun lusso e una vita un po’ selvaggia. Ti adatti, perché fa parte del gioco».

Il momento più bello di questi giorni? 
«Sette mesi fa non potevo immaginare di essere più veloce di De Villiers, per esempio. Perché sono salito a bordo con lui le prime volte e non credevo che fosse possibile che la macchina facesse quelle cose, saltasse o salisse sulle dune senza insabbiarsi. La prima volta che mi sono messo al volante non riuscivo neanche a passare un metro di sabbia, guardavo se andare a destra o sinistra, non sopra. Essere davanti a tanti compagni e a 4 minuti da Nasser dopo 470 chilometri è stato il momento più bello a livello di sensazioni. Ma poi lunedì ho chiuso secondo, ogni tappa faccio dei passi avanti, la mia conoscenza dell’auto cresce, faccio cose più naturali. Sì, adesso posso dire di sentirmi dentro la gara: e sono pronto ad attaccare alla ricerca della vittoria».

Quando avete rotto la sospensione, ha pensato che la sua Dakar fosse già finita? 
«Sì. Appena ho visto che mancava una ruota ho detto “non può essere. Non voglio andare a casa il secondo giorno, dobbiamo riparare la macchina”. Poi Marc mi ha detto che dopo 4-5 ore sarebbe arrivato il camion assistenza e già quello mi è servito per respirare. “Allora sediamoci qui all’ombra e aspettiamo”. Ero pronto a tornare di notte al bivacco pur di continuare».

La Dakar, poi la 500 Miglia. Vero obiettivo dell’anno.
«Sì. La Dakar è una sfida personale, essere veloci in una macchina da rally. È un’avventura, ma vincere la 500 Miglia è una sfida più competitiva. Lì la vittoria è l’unico obiettivo».

Con il team Andretti?
«Sì. Sono molto vicino a chiudere con loro».

Ha 38 anni, presto per la pensione. Che altre sfide ha in testa?
«Ora solo la 500 Miglia. Dopo maggio sarà il tempo di prendere una decisione importante per il 2021, anche se non ci ho riettuto ancora bene. Nel 2019, senza Formula 1 sono stato molto impegnato: Endurance, Daytona, la preparazione della Dakar. Quest’anno non voglio fare programmi per il dopo Indy, ma pensare bene al 2021: riettere se voglio tornare in F.1 ancora qualche anno, o disputare tutto il campionato Indy, o correre con l’Hypercar nel Wec… È una decisione che contempla ancora qualche anno di carriera».


Aveva provato a proporsi in F.1 anche quest’anno?
«No. Ci sono stati due-tre situazioni, con qualche movimento che coinvolgeva alcuni team, abbiamo avuto dei contatti, ma non era il
momento».

La Dakar, poi la 500 Miglia
«La Dakar è una sfida personale, essere veloci in una macchina da rally. È un’avventura, ma vincere la 500 Miglia è una sfida più competitiva. Lì la vittoria è l’unico obiettivo».

Le manca la F1? 
«A volte mi mancano piccole cose, il lavoro con gli ingegneri per la precisione e ottimizzazione che c’è intorno a una gara: lo studio, la strategia, è un mondo affascinante in quanto a perfezione. Quando arrivi qui non importano molto pressione, benzina, i margini di peso. La Formula 1 mi manca in quell’ottica. Non i viaggi, le gare consecutive, il dominio delle stesse squadre. In questo, le altre categorie sono molto più divertenti».

Hamilton supererà Schumacher per titoli vinti? 
«Il settimo Mondiale lo può conquistare, l’ottavo non so. Michael aveva disciplina e preparazione maggiori, un coinvolgimento più intenso con la squadra. Lewis ha un altro carattere e uno stile di vita che non sarebbe compatibile se avesse una macchina normale, perché i capi del team non sarebbero contenti».

In Ferrari sta iniziando l’era di Leclerc.
«È giovane, ha talento e ha fatto subito bene. Speriamo abbia davanti tanti anni con delle possibilità»

Una cosa che manca nella sua vita è un figlio. Sta da alcuni anni con Linda (Morselli; n.d.r.), ci pensa? 
«No, non è arrivato ancora il momento»

Vedi https://topspeed.blog/dakar2020-la-prima-sfida-dellanno-di-alonso/
oppure https://topspeed.blog/alonso-alla-dakar-tristezza-per-favore-vai-via/

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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  1. […] #Alonso il dakariano, tra bivacchi, #F1, #Hamilton e #Leclerc 15/01/2020 […]

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