#BritishGp: istruzioni per l’uso di #Silverstone

Vettel Silverstone
Vettel in trionfo a Silverstone lo scorso anno

La Formula 1 torna in pista per il terzultimo Gp prima della pausa di agosto. Si va a Silverstone dove tutto cominciò il 14 luglio 1950, esattamente 69 anni domenica. Siamo in quella che gli inglesi chiama “home of motorsport”, dove la Formula 1 ha corso 52 volte, ma solo 9 nell’ultima configurazione della pista. Un anno fa a casa degli inglesi vinse Sebastian Vettel con un successo che illuse tutte, ma fece squillare un primo campanello d’allarme sulle condizioni del presidente Marchionne perchè dopo quella vittoria così bella e significativa non ci fu nessuna dichiarazione…

Un anno dopo la Ferrari non è così in forma, anzi. Silverstone non è Barcellona e neppure LeCastellet, la Sf90 dovrebbe soffrire meno e il caldo potrebbe creare un problema alla Mercedes. Vedremo. Ma attenzione anche a Max Verstapen perchè il telaio Red Bull potrebbe giocare un ruolo importante ora che la Honda non è più così tanto indietro.

  • Malgrado l’introduzione dagli anni Settanta di diverse curve per rallentare le velocità, l’anno scorso la pole è stata realizzata ad una media di 246,910 km/h, superiore ai 244,571 km/h del 1983. ​
  • La pista è ricca di curvoni veloci, per 10 dei quali le monoposto non devono nemmeno ricorrere ai freni. Le frenate veramente impegnative sono un paio ed entrambe discendono da modifiche del tracciato realizzate nell’ultimo trentennio. ​
  • Le basse energie in gioco potrebbero però tradursi nella vetrificazione (glazing) del materiale d’attrito nell’ipotesi in cui piova o le temperature scendano di colpo. ​
  • In presenza di queste condizioni meteorologiche infatti il carbonio dei dischi e delle pastiglie può raffreddarsi troppo, non garantendo più l’attrito necessario per le frenate a cui sono abituati i piloti. ​
  • Secondo i tecnici Brembo, che hanno classificato le 21 piste del Mondiale, il Silverstone Circuit rientra nella categoria dei circuiti meno impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 2.​
  • Ogni giro i freni vengono utilizzati 7 volte. In totale l’impianto frenante entra in funzione 12,7 secondi al giro, equivalente al 12 per cento della durata della gara. ​
  • Persino la decelerazione massima risente della presenza di poche frenate decise: il valore medio sul giro è di 3,2 g a causa della curva 7 e della curva 13 poiché in entrambe le decelerazioni non arrivano nemmeno a 2 g. Tutto ciò si traduce in un’energia dissipata in frenata veramente modesta se rapportata alle altre piste: 120 kWh, la metà del circuito di Baku e Monaco. ​ ​
  • Dalla partenza alla bandiera a scacchi ciascun pilota esercita un carico totale sul pedale del freno di 30 tonnellate. ​
  • Le curve veloci sono sicuramente il tratto distintivo di Silverstone, e in particolare la sequenza Maggots-Becketts-Chapel, affrontata dai piloti al massimo e che impone quindi carichi continui sui pneumatici.
  • Per il Gran Premio di Gran Bretagna – e per la terza volta in questa stagione, dopo Bahrain e Spagna – Pirelli ha nominato White hard C1, Yellow medium C2 e Red soft C3 per affrontare uno dei circuiti più esigenti per i pneumatici.
  • Silverstone presenta curve lunghe e veloci che impongono carichi molto elevati.
  • L’intero circuito è stato riasfaltato recentemente per rimuovere alcuni dossi e migliorare il drenaggio (ne sanno qualcosa quelli della MotoGp che l’anno scorso non riuscirono a correrci). Ciò potrebbe portare a un ulteriore abbassamento dei tempi sul giro, con l’attuale record in qualifica in 1m25.892s stabilito nel 2018 da Lewis Hamilton.
  • Silverstone enfatizza soprattutto i carichi laterali, rispetto a trazione e frenata, anche se sono presenti alcuni tratti più lenti e tecnici come l’Arena. Per questo motivo è necessario un set-up di compromesso tra le diverse componenti. È un circuito sul quale è possibile sorpassare, ma non così agilmente.
  • Il meteo britannico è sempre molto imprevedibile e nel weekend di gara può passare da sole a pioggia torrenziale, com’è avvenuto in passato.
  • Nel 2018, i team hanno utilizzato strategie a una e due soste, in una gara condizionata in modo inusuale dai due periodi di safety car. I piloti che si sono fermati due volte hanno sfruttato la seconda safety car per la sosta, come il vincitore Sebastian Vettel.
  • Delle 7 frenate del Silverstone Circuit 2 sono classificate come impegnative per i freni, 1 è di media difficoltà e 4 sono light. La più dura per l’impianto frenante è quella alla curva 3: le monoposto vi arrivano a 319 km/h e in soli 2,44 secondi scendono a 123 km/h. ​
  • Per riuscirci i piloti esercitano un carico di 152 kg sul pedale del freno e subiscono una decelerazione di 4,8 g. Durante la frenata le vetture percorrono 133 metri. ​
  • La decelerazione è invece di 5 g alla curva 16: la frenata è di poco meno lunga sia in termini spaziali (112 metri) che temporali (2,35 secondi) ma il carico sul pedale per passare da 295 km/h a 105 km/h è invece di 152 kg. ​
  • Alle Brooklands (curva 6) le monoposto arrivano a 329 km/h ma entrano in curva a 166 km/h dopo 2,42 secondi di utilizzo dei freni. La decelerazione è di 4 g. ​

“Il tracciato di Silverstone è stato riasfaltato recentemente e sarà molto interessante vedere quanto questo potrà influire sui tempi sul giro, rendendo questo circuito probabilmente ancora più veloce – commenta Mario Isola, responsabile Pirelli Car Racing – Le tre mescole nominate sono le stesse del 2018 proprio per rispondere al meglio ai carichi laterali, tra i più elevati di tutta la stagione così come su altri circuiti quali Spa-Francorchamps e Suzuka. Il nuovo asfalto e il meteo imprevedibile saranno le due incognite principali di questo weekend. Per i Team sarà quindi ancora più importante del solito raccogliere il maggior numero di dati possibili nelle prove libere, in modo da definire al meglio la strategia di gara”.

Share Button
Annunci
umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

3 Comments

  1. […] Bahrain, Canada o Austria. Ma non sarà neppure una pista tragica come Barcellona o Le Castellet (https://topspeed.blog/britishgp-istruzioni-per-luso-di-silverstone/) ma sentiamo che cosa ne pensano Binotto, Vettel e […]

  2. Sempre molto interessanti questi dati. Probabilmente la memoria mi inganna, ma credevo che a meta anni 80 si girasse sui 250 km/h di media… in gara. Di sicuro il tracciato aveva una configurazione diversa.

    1. Esattamente

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.