#Castellotti, il pilota playboy dal cuore grande. Come la sua Lodi

In questi giorni così complicati per Lodi e la sua provincia, mi è venuta voglia di raccontare la storia di un grande pilota nato proprio a Lodi nel 1930 e andatosene in un incidente stradale con la sua Ferrari il 14 marzo del 1957, l’anno dopo aver vinto la Mille Miglia: Eugenio Castellotti.

Eugenio Castellotti aveva l’immagine del playboy, ma il cuore da pilota vero. Avrebbe potuto concedersi una vita agiata seguendo le orme del padre, notaio e proprietario terriero, più che benestante, a Lodi e invece si fece contagiare dall’amore per la velocità. Cominciò quando suo padre non c’era più perché il vecchio Castellotti amava i motori, ma non desiderava che il suo ragazzo si mettesse a correre, anche se di nascosto e senza ancora l’età, aveva già cominciato a scorazzare nelle notti lodigiane.

Eugenio in realtà divenne un Castellotti solo a 9 anni, prima si chiamava Clerici come mamma Angela che lo aveva avuto a soli 16 anni mentre prestava servizio in casa Castellotti. Il padre lo riconobbe solo dopo tanti anni e poi si sposò anche con sua madre e la sua vita cambiò improvvisamente.

Quando il padre muore Eugenio ha 18 anni, eredita infinite proprietà e si trova a dover pagare oltre sessanta milioni di lire in tasse di successione quando lo stipendio medio di un italiano era di 30.000 lire al mese.

I soldi non gli mancavano e nel 1950 si comprò una Ferrari 166MM che oggi tutti vorrebbero nel loro garage. Con quell’auto nel 1951 conquistò anche un sesto posto alla Mille Miglia. Ottiene le sue prime vittorie, tra cui la Coppa d’Oro di Sicilia e il Gran Premio del Portogallo nell’edizione per vetture sport. Durante il Gran Premio d’Italia a Monza diventa amico di Alberto Ascari; ottiene un secondo posto alla Mille Miglia e poi un contratto con la Lancia per disputare la Carrera Panamericana del 1953: terzo.

Le gare di durata erano la sua passione, nel 1956 oltre alla Mille Miglia vinse anche la 12 ore di Sebring in coppia con Juan Manuel Fangio, ma cominciò a correre anche in monoposto, prima in Formula 2, poi in Formula 1 (14 gare, 1 pole, 3 podi dal 1955 al 1957).

Frequentava le corse e i circuiti con lo stesso fascino con cui frequentava i salotti e le belle signore. Dopo i flirt con Edy Campagnoli e Sandra Milo, si fidanzò con Delia Scala, il cui vero nome era Odette Bedogni, una delle star dello spettacolo di un tempo in cui venivano chiamate soubrette. Erano la classica coppia da rotocalco. Belli, simpatici, sempre al centro dell’attenzione. La bella soubrette era riuscita a ingabbiare il playboy impenitente. Una storia che spopolerebbe oggi ai tempi dei social.

Eugenio era diventato grande amico di Alberto Ascari e Luigi Villoresi. Si sfidavano in pista, ma si frequentavano lontano dai circuiti. Fu proprio una sua telefonata a far tornare in pista Ascari a Monza pochi giorni dopo il suo volo in mare a Montecarlo. Castellotti stava provando la sua Ferrari a Monza e chiamò l’amico: dai venite a trovrani tu e Gigi. Villoresi passò a prendere Ascari in Corso Sempione e, una volta arrivati a Monza, ad Ascari venne una voglia irresistibile di tornare al volante.ù

“Euge, me la fai provare?”

“Perchè no, dai…”

“Ma non ho casco e guanti”

“Ti presto tutto io, vai tranquillo”.

Ascari non era più pilota della Ferrari, era passato alla Lancia. Ma successe quello che oggi non potè mai capitare. Castellotti gli prestò la sua Ferrari per un giro di pista. Ascari uscì e non tornò più. Era il 26 maggio 1955.

Anche Castellotti se ne andò in prova, all’autodromo di Modena dove era stato convocato all’improvviso da Ferrari per battere un record stabilito dalla Maserati, l’odiata Maserati, mentre era a Firenze ad assistere ad uno spettacolo teatrale della sua fidanzata.

Si racconta di una notte in bianco trascorsa a litigare con la fidanzata. Si amavano e si lasciavano prigionieri delle loro passioni, la velocità per lui, il teatro e lo spettacolo per lei. Arrivarono a promettersi di sposarsi e lasciare tutto, le corse e la recitazione. Ma poi di nuovo a litigare.

La stanchezza per quel via vai notturno da Firenze, dal suo amore. Rottura meccanica. Non si seppe mai con certezza. Ma a 26 anni e mezzo, il suo cuore grande smise di battere proprio quando avrebbe potuto raccogliere altri trionfi. Erano le 17.19 del 14 marzo 1957.

Per approfondire un breve libretto a fumetti uscito non tanto tempo fa: https://www.libreriadellautomobile.it/it/castellotti-la-leggenda-e-oltre-il-traguardo

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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