Hai venduto la #Ferrari Gto di papà e noi ti portiamo in tribunale…

Una bella lettura domenicale a tema Ferrari, è la storia della Gto di Pierre Bardinon famoso collezionista francese. È finita in tribunale per una contesa tra gli eredi… ce la racconta il Corsera…

Se Enzo Ferrari non volle mai fondare un museo per le sue auto è perché, come disse lui stesso, «lo ha già fatto Pierre Bardinon in Francia». L’imprenditore del cuoio morto nel 2012 ha lasciato in eredità ai tre figli – Patrick, Anne e Jean-François – lo storico circuito privato Mas du Clos, poco lontano da Limoges, e la più grande collezione di Ferrari d’ epoca al mondo.

Anne e Jean-François da tempo vivono a Parigi, Patrick è rimasto nel Massiccio centrale ed è lui ad avere mantenuto un legame più stretto con i genitori, il circuito e le auto. Ma nell’aprile del 2014 Patrick ha deciso di vendere a un acquirente taiwanese uno dei gioielli più preziosi della collezione, una Ferrari 250 GTO del 1964, per 46,5 milioni di dollari.

Ne è nata una complessa battaglia legale che qualche settimana fa ha conosciuto l’esito – forse – definitivo: l’auto resta al compratore cinese, ma il 62enne Patrick Bardinon dovrà re-immettere nella successione i 46,5 milioni ottenuti dalla vendita della Ferrari, più una commissione di 1,5 e gli interessi di circa quattro, per un totale di 52 milioni di dollari.

È una storia di relazioni complicate tra fratelli, e di amore per l’ auto oggi più costosa al mondo: la Ferrari 250 GTO è stato prodotta a Maranello dal 1962 al 1964 in 36 esemplari, tre dei quali nel 1964. Il 1 giugno 2018 il miliardario americano David McNeil ne ha comprata una del 1963 per 80 milioni di dollari – record assoluto – e c’è chi ha fatto il calcolo: una Ferrari 250 GTO (valore medio intorno ai 40-50 milioni) vale più del suo peso in oro, considerato che pesa 880 chili e che un grammo d’ oro costa 50 dollari.

Pierre Bardinon è arrivato a possederne quattro, e quella venduta – indebitamente – dal figlio gli era stata offerta per pochi soldi da un amico che la stava facendo arrugginire in garage. «Negli anni Sessanta le auto da competizione, una volta finite le gare, non valevano nulla o quasi – ha raccontato una volta Bardinon -. A me piacevano le Bugatti, poi ho cominciato a comprare le Jaguar. Ma a un certo punto ho pensato che niente era paragonabile alle Ferrari. Ho capito che erano delle opere d’ arte e che un giorno il loro valore sarebbe aumentato per forza. Ho venduto tutte le Jaguar e ho cominciato a comprare Ferrari».

E dopo averne raccolte qualche decina, Bardinon ha deciso di costruirsi un circuito per farle correre. Così è nato, tra il 1963 e il 1967, il Mas du Clos, considerato uno dei più bei tracciati al mondo, simile a quello inglese di Brands Hatch. Il Mas du Clos è diventato la meta di appassionati di tutto il mondo, fino alla chiusura nel 2011 – dopo un’altra lunga battaglia legale – perché non più allineato alle misure di sicurezza divenute negli anni più severe.

La Ferrari 250 (i centimetri cubici di ciascuno dei 12 cilindri) GTO (Gran Turismo Omologata) era il pezzo più pregiato della collezione, e secondo Patrick gli era stato regalato dal padre molto tempo prima che morisse. Nel 1978 Patrick, pilota di Formula 3, rimase vittima di un grave incidente al Nürburgring, in Germania.

«Pierre Bardinon si sentiva forse colpevole per avere trasmesso al figlio la passione per le auto da corsa – ha detto al Parisien Vincent Jamoteau, l’ avvocato di Patrick Bardinon -. E quando ha visto che era sopravvissuto per miracolo, gli ha dato la 250 GTO: comprata per 700 dollari e rimessa in sesto per 1.500, quella Ferrari era destinata a una nuova vita, come lui». Molti anni dopo Patrick l’ ha venduta in parte per pagare i diritti di successione, ma gli altri due fratelli non credono alla storia dell’ incidente. L’ uomo è stato assolto in sede penale, ma il tribunale civile ha ritenuto che l’ unica prova – la carta di circolazione intestata in effetti a Patrick – non fosse sufficiente.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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