#Ghosn: parole, opere, ammissioni e omissioni

La storia di Carlos Ghosn è degna di un film hollywoodiano. La sua fuga, costata dal Giappone con mascherina e in un cassa traforata è degna del miglior romanzo di spionaggio. Oggi l’ex numero uno di Nissan e Renault ha detto la sua dal Libano dove si è rifugiato respingendo l’accusa di non aver dichiarato compensi per un totale di 9 miliardi di yen (circa 80 milioni di dollari), tra il 2010 e il 2017, oltre a una serie di illeciti finanziari e di aver usato beni aziendali, quando era a capo di Nissan, a fini personali. Solo sulla grande fuga non ha rilasciato dichiarazioni. Peccato.

Ecco le frasi salienti della sua conferenza stampa:

«Finalmente libero. E finalmente libero di parlare».

«Non sono qui per raccontarvi come ho lasciato il Giappone»  

«Queste accuse non sono vere e io non avrei mai dovuto essere arrestato»

«Nissan e la giustizia giapponese hanno orchestrato una campagna e un complotto. Procura e società sono in combutta»

«Tutto è cominciato nel 2017 quando sono cominciate le perdite per Nissan. C’era molto nervosismo ed è allora che hanno concepito il complotto con la procura. Sono stato tradito dal Paese che ho servito per 17 anni»

«In questi mesi Renault Nissan ha perso un’occasione che non poteva essere mancata, ovvero l’unione con Fiat Chysler. Stavo negoziando già nel 2017 con Fiat Chrysler Automobiles, parlavo direttamente con John Elkann, mentre adesso non c’è più una direzione strategica è hanno perso quello che non si doveva perdere. Alla fine Fca ha fatto la fusione con Psa. Ma come si fa a perdere l’opportunità di fondersi con Fiat Chrysler, di diventare il numero uno mondiale dell’industria, quando sono loro a venirtelo a chiedere e sei totalmente complementare? E’ incredibile che sia accaduto».

«Dall’arresto la capitalizzazione di mercato di Nissan è calata di 10 miliardi di dollari e quella di Renault di 5 miliardi. Hanno detto di aver girato la `pagina Ghosn´, ed è vero che lo hanno fatto perché non c’è più un piano e non c’è crescita, è stato solo un caso politico».

«È un giorno felice per me oggi perché sono finalmente libero di esprimermi e di spiegare. Sono felice per essere ora con la mia famiglia e i miei cari… Dopo essermi battuto per 400 giorni per la mia innocenza e dopo esser stato detenuto in condizioni brutali e contro i principi fondamentali del rispetto dei diritti umani. I pubblici ministeri giapponesi alimentano un sistema arcaico e manipolativo: per questi individui la verità è ininfluente».

«Se non fossi fuggito dal Giappone avrei rischiato di vivere 5 anni senza una sentenza del tribunale. Sono giunto alla conclusione che sarei morto in Giappone se non fossi fuggito»

Il vecchio post su di lui https://topspeed.blog/storia-di-ghosn-limperatore-dellauto-rimasto-108-giorni-in-galera/

Per chi volesse rileggersi la storia:

L’ex presidente e amministratore delegato di Renault-Nissan Carlos Ghosn è scappato dal Giappone e s’è rifugiato in Libano. Accusato di appropriazione indebita, era stato arrestato il 19 novembre 2018 e poi trasferito ai domiciliari. L’evasione è stata resa possibile da un  finto concerto organizzato in casa sua: fatto entrare un gruppo di cosiddetti musicisti, Ghosn si è infilato nella custodia di un contrabasso, e, così nascosto, si è fatto portare fino all’aereo in partenza per Beirut. Arrivo senza problemi nella capitale libanese dopo uno scalo a Istanbul. Questa ricostruzione è stata smentita dalla moglie di Ghosn e però resta il fatto che l’ex numero uno di Renault ora è in Libano: «Non sono più ostaggio del sistema giudiziario giapponese, un sistema distorto in cui prevale la presunzione di colpa. Non sono fuggito dalla giustizia, mi sono liberato dall’ingiustizia e dalla persecuzione politica». A Tokyo il pubblico ministero ha chiesto la revoca della libertà su cauzione del manager. La cauzione – circa 13,8 milioni di dollari – sarà certamente confiscata. Se dovesse rimettere piede in Giappone, Ghosn rischierebbe anche 15 anni di galera. Il manager ha scelto il Libano sia perché è il Paese d’origine della sua famiglia sia perché non esistono accordi di estradizione tra il Libano e il Giappone. «In Libano da molto tempo Ghosn ha investito nel settore dei vigneti e in quello bancario. Ormai vituperato da tutti, solo lì, dopo la sua caduta, hanno continuato a difenderlo. Nei mesi scorsi per le strade di Beirut sono apparsi grandi manifesti in cui era scritto: “Siamo tutti Carlos Ghosn”. È il simbolo del successo della diaspora nel mondo. Ora fonti libanesi rivelano alla Stampa che punterebbe a una carriera politica nel paese, in preda a una grave crisi sociale ed economica. Tra le ambizioni di Ghosn ci sarebbe persino quella di diventare primo ministro. L’ex manager Renault avrebbe incontrato anche il presidente del Libano, Michel Aoun. Probabilmente anche per parlare di un futuro in politica»

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 Comment

  1. Interessante tutto – Grazie per il posting.
    Molto interessante la visione di Ghosn su FCA ed il merge, chiaramente non condivisa da chi ha preso il suo posto.

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