#JapanGp istruzioni per l’uso di #Suzuka

Suzuka casa Honda. Un pista vecchio stampo, inaugurato nel 1962, dove la Formula 1 ha esordito 32 anni fa. La Mercedes punta a portarsi a casa il titolo Costruttori, la Ferrari a riprendere la marcia trionfale cominciata in Belgio e interrotta da una Virtual safety Car in Russia, la Red Bull a un riscatto necessario per regalare un sorriso ai motoristi giapponesi.

Istruzioni per l’uso del JapanGp:

  • Nelle prime edizioni diverse monoposto furono costrette a fermarsi per guasti ai freni, un problema che sembra ormai superato. ​
  • Situato nell’omonima cittadina, nella prefettura di Mie, ha cambiato configurazione 4 volte, l’ultima nel 2003: in quell’occasione è cambiato il disegno della curva 130R, che i piloti affrontano con il gas spalancato, e della chicane che invece richiede l’uso dei freni. ​
  • Anche a Suzuka, come in tutti i tracciati molto “guidati”, i curvoni veloci richiedono un uso quasi insignificante dei freni: in 10 curve non sono minimamente usati (come alla Dunlop) e in altre 5 lo spazio di frenata non supera i 90 metri. ​
  • Le frenate brusche, cioè quelle in cui si perdono circa 200 km/h di velocità, sono invece appena un paio. ​
  • La vittoria potrebbe giocarsi proprio in questi punti e per inseguirla alcuni piloti potrebbero allungare oltre misura la frenata con il rischio di uscire fuori strada.
  • Secondo i tecnici Brembo, che hanno classificato le 21 piste del Mondiale, il Suzuka International Racing Course rientra nella categoria dei circuiti scarsamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 2.​
  • Le 18 curve del tracciato richiedono l’impiego dei freni in 8 occasioni per giro, per poco più di 13 secondi complessivi: in 2 curve, infatti, la frenata si protrae per meno di un secondo. ​
  • Dalla partenza alla bandiera a scacchi ciascun pilota usa i freni per 11 minuti e mezzo complessivi. La quasi totale assenza di frenate da brivido si traduce in una decelerazione media sul giro di 2,8 g, record negativo del campionato. ​
  • Essendoci poche curve contraddistinte da forti decelerazioni l’energia dissipata in frenata nel corso dell’intero GP da una monoposto è contenuto: 120 kWh, meno della metà del GP Singapore. ​
  • Molto modesto è anche il carico esercitato da ciascun pilota dalla partenza alla bandiera a scacchi sul pedale del freno: meno di 29 tonnellate.​
  • Delle 8 frenate del Suzuka International Racing Course solo 2 sono classificate dai tecnici Brembo come impegnative per i freni, e le restanti 6 sono light. ​
  • La più impegnativa in assoluto è la curva 16, teatro di una perdita di velocità da 315 km/h a 103 km/h in soli 120 metri. Durante i 2,41 secondi di funzionamento dei freni i piloti esercitano un carico sul pedale di 164 kg e sono soggetti ad una decelerazione massima di 5,3 g.​
  • All’Hairpin (curva 11) il delta di velocità supera i 200 km/h (da 284 km/h a 80 km/h) complice un ricorso ai freni per 2,82 secondi durante i quali le auto percorrono 121 metri. Minore è invece lo stress fisico per il pilota: 3,5 g di decelerazione e 128 kg di carico sul pedale del freno. ​
  • Le mescole nominate quest’anno da Pirelli sono più dure di uno step rispetto a medium, soft e supersoft scelte lo scorso anno. Ciò dovrebbe consentire ai piloti di spingere al massimo in ogni stint, anziché ricorrere a una gestione del passo gara per impostare una strategia a una sosta.
  • Suzuka enfatizza soprattutto i carichi laterali, anziché quelli longitudinali, con alcuni curvoni lunghi e veloci come 130R e Spoon. Il tracciato è un susseguirsi di curve senza brusche frenate dove è importante mantenere il giusto ritmo.
  • L’asfalto presenta livelli di rugosità e abrasività tra i più elevati dell’anno: un fattore che aumenta l’usura e il degrado dei pneumatici.
  • Nel 2018, Lewis Hamilton (Mercedes) ha vinto con una strategia a una sosta soft-medium, scelta anche dal compagno di squadra Valtteri Bottas, 2°. Max Verstappen (Red Bull) è arrivato 3° con un pit stop supersoft-soft.
  • Il meteo in Giappone è molto variabile in questo periodo dell’anno, in cui ci possono essere anche tifoni. La pioggia notturna ha spesso l’effetto di “resettare” la pista, che si presenta poco gommata al mattino seguente. Nel 2018 si è notata una decisa evoluzione del tracciato nel corso di tutto il fine settimana.
  • Il circuito giapponese è molto simile a quello di Sochi in termini di lunghezza e tempi sul giro, ma la natura e le caratteristiche dei due tracciati sono completamente diverse.

“Da sempre, Suzuka è una delle gare più imprevedibili ed entusiasmanti dell’anno: un circuito old school che premia l’impegno e il coraggio dei piloti – commenta Mario Isola, responsabile racing di Pirelli -Abbiamo nominato le tre mescole più dure della gamma, visti i carichi impegnativi imposti dal tracciato. Una scelta che dovrebbe consentire ai piloti di spingere al massimo, anche con una strategia a una sosta, la tattica più utilizzata lo scorso anno. Nel 2017 è stato firmato il nuovo record assoluto in qualifica, e sarà molto interessante vedere se sarà abbassato nel corso di questo fine settimana date le prestazioni in curva delle monoposto attuali. Suzuka è famosa anche per il meteo variabile, quindi potremmo vedere in pista i pneumatici da bagnato su questo circuito particolarmente esigente”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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