Storia di #Ghosn l’imperatore dell’auto rimasto 108 giorni in galera

Ghosn all’uscita di prigione a Tokyo dopo 108 giorni

Bastava incontrare Carlos Ghosn una volta perché ti rimanesse impresso. Per quello che diceva, per i modi di fare. Era un re e un imperatore allo stesso tempo. Perchè governava Renault, Nissan e Mitsubishi. Secondo i giapponesi però ha esagerato. Ha evaso le tasse, ha usato per fini personali i soldi dell’azienda. E così lo hanno sbattuto in carcere da dove è riemerso solo dopo 108 giorni. Una storia da leggere attraverso i racconti dei quotidiani raccolti da Anteprima.news di Giorgio Dell’arti.

Storia di Carlos Ghon. Era il capo di Nissan e Renault, ricchissimo, potente, eccetera. Lo mettono in carcere i giapponesi, che lo accusano di aver commesso diversi reati finanziari. Il carcere è talmente duro che Ghosn, pur di essere almeno trasferito ai domiciliari, promette: di riconsegnare i suoi tre passaporti (francese, libanese e brasiliano), di pagare di tasca propria cavigliera elettronica e guardie di sorveglianza, di lasciare in pegno tutte le azioni Nissan che possiede, un’offerta che, se accettata, rappresenterebbe la più ricca cauzione della storia. Ma in consiste la durezza di questo carcere giapponese? Lo ha raccontato Mark Karpeles, finito dentro per appropriazione indebita (una storia di bitcoin): cella di sei metri quadrati arredata con un wc, un lavandino e un tavolino, niente finestre, niente riscaldamento, isolamento assoluto, divieto di incontrare avvocati o parenti, obbligo di star seduto per ore a schiena dritta, urla dei secondini se si sdraiava, se restava sdraiato dopo le urla finiva in cella di punizione con le mani legate dietro la schiena.

Ghosn è uscito l’altro ieri, dopo 108 giorni di prigionia e avendo pagato una cauzione da un miliardo di yen (una settantina di milioni di euro). «Ha lasciato il centro di detenzione a Tokyo in tenuta blu da fatica, con il volto seminascosto da mascherina e occhiali, circondato da numerosi agenti. Non sarà propriamente agli arresti domiciliari – in quanto in teoria potrà allontanarsi dalla residenza nel centro della capitale per non più di tre giorni – ma per altri aspetti le condizioni sono anche peggiori: a parte il divieto di lasciare il Giappone, sistemi di videosorveglianza sono stati installati agli ingressi dell’abitazione. C’è inoltre il divieto di contatti con chiunque sia in qualche modo collegato al’inchiesta che lo riguarda. Spiccano infine le rigide restrizioni all’utilizzo di Internet, messaggistica e telefono. Ghosn potrà utilizzare il computer solo nell’ufficio del suo avvocato nei giorni feriali, tra le 9 e le 17».

A chi attacca il sistema giudiziario giapponese, i magistrati giapponesi – a cui non è permessa nessuna intercettazione – sottolineano che il Giappone «è il Paese più sicuro tra quelli del G20: il reato più comune è il furto di biciclette e solo il 16% della popolazione resta vittima di un qualche crimine».
 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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